Cos’è l’indagine supplementare e perché riguarda la vita residua
Quando una gru supera i vent’anni di servizio, la normativa introduce un controllo aggiuntivo rispetto alla verifica periodica ordinaria: l’indagine supplementare. Non è una verifica come le altre: è un’analisi mirata a stabilire se la macchina può continuare a lavorare in sicurezza e per quanto tempo ancora, la cosiddetta vita residua.
Il D.M. 11 aprile 2011, Allegato II punto 2 lettera c), la definisce come l’attività finalizzata a individuare eventuali vizi, difetti o anomalie prodottisi nell’utilizzo dell’attrezzatura messa in esercizio da oltre 20 anni, oltre a stabilire la vita residua in cui la macchina potrà ancora operare in condizioni di sicurezza, con le eventuali nuove portate nominali.
L’obbligo esplicito di esibire i risultati dell’indagine in sede di verifica periodica riguarda gru mobili, gru trasferibili e piattaforme di lavoro elevabili con oltre vent’anni dalla messa in servizio (Allegato II, punto 3.2.3, D.M. 11 aprile 2011). Per i carroponti e le altre gru fisse il decreto non impone la stessa esibizione formale, ma l’obbligo di mantenere nel tempo i requisiti di sicurezza (art. 71, comma 4, lettere a) e b), D.Lgs. 81/08) rende comunque necessario monitorare il ciclo di vita utile della struttura.
Il quadro normativo di riferimento
La base della disciplina è il D.Lgs. 81/08: l’articolo 71, comma 11, impone le verifiche periodiche sulle attrezzature elencate nell’Allegato VII, tra cui gli apparecchi di sollevamento mobili e trasferibili con portata superiore a 200 kg. Le modalità operative sono definite dal D.M. 11 aprile 2011 e chiarite dalla Circolare del Ministero del Lavoro n. 18 del 23 maggio 2013, che specifica i contenuti minimi dell’indagine supplementare in cinque fasi: esame visivo approfondito, controlli non distruttivi, analisi dei componenti strutturali e funzionali (ralla di rotazione, riduttori, circuiti idraulici), prove funzionali e di carico, ricostruzione della vita pregressa attraverso registri di manutenzione e verbali delle verifiche precedenti.
Le norme tecniche richiamate per condurre l’indagine e calcolare la vita residua sono la UNI ISO 9927-1 (ispezioni delle gru) e la UNI ISO 12482 (monitoraggio delle condizioni di funzionamento e calcolo del periodo di funzionamento sicuro), insieme alla UNI ISO 4301-1 per la classificazione della macchina in base a carico e utilizzo.
La tua gru si avvicina ai vent’anni di servizio?
Come si calcola la vita residua di una gru
Il calcolo non è un giudizio soggettivo del tecnico: segue un metodo codificato dalle norme tecniche, che incrocia tre elementi.
Lo spettro di carico
Indica quanto spesso la gru ha sollevato carichi vicini alla propria portata massima nel corso della sua vita operativa. La UNI ISO 4301-1 classifica l’utilizzo in livelli, da leggero a molto pesante: una gru che ha lavorato quasi sempre a pieno carico consuma la propria vita a fatica più rapidamente di una che ha operato prevalentemente con carichi ridotti.
Cicli di lavoro e ore di servizio
Si ricostruisce il numero complessivo di cicli operativi (sollevamento, rotazione, traslazione, scarico) effettuati nel tempo, incrociando i dati di utilizzo con il registro dei controlli e di funzionamento e con i verbali delle verifiche precedenti.
Lo stato strutturale rilevato con i controlli non distruttivi
I dati storici da soli non bastano: vengono validati con controlli non distruttivi (liquidi penetranti, magnetoscopia, ultrasuoni) sulle saldature e sui punti a maggiore concentrazione di tensione. Se emergono cricche, corrosione o assottigliamento delle lamiere, la stima teorica viene corretta per riflettere il reale stato di conservazione della macchina.
Dall’incrocio di questi tre elementi, l’ingegnere esperto, la figura tecnica richiesta dalla UNI ISO 9927-1 con laurea in ingegneria e competenze specifiche nel settore del sollevamento, stabilisce il numero di cicli residui e li traduce in un periodo di lavoro sicuro, eventualmente con portate ridotte rispetto a quelle originarie.
Cosa succede se la vita residua è esaurita o l’esito è negativo
Se l’indagine rileva difetti strutturali diffusi o stabilisce che il margine di vita residua è ormai trascurabile, la gru non può continuare a lavorare nelle condizioni precedenti. Le strade possibili, sempre sotto la responsabilità dell’ingegnere esperto, sono:
- Dismissione della macchina, quando i difetti sulla struttura portante sono troppo estesi per un intervento economicamente sostenibile
- Declassamento della portata nominale, quando la struttura mantiene integrità locale ma ha perso resistenza a fatica: si riducono le sollecitazioni ammesse e si installano nuove targhe di portata
- Interventi straordinari di ripristino, come il risanamento delle saldature o la sostituzione dei gruppi meccanici usurati, seguiti da una nuova verifica di carico prima della rimessa in esercizio
Fino al completamento di queste azioni, l’attrezzatura resta sospesa dall’uso: senza una relazione favorevole dell’ingegnere esperto, la gru non supera la successiva verifica periodica. Operare una gru priva di indagine supplementare o con esito negativo espone il datore di lavoro alle conseguenze previste dagli articoli 71 e 87 del D.Lgs. 81/08, oltre al rischio, in caso di infortunio riconducibile alla mancata verifica, di vedersi opposto il diritto di rivalsa dall’assicurazione RCT/RCO.
Il ruolo delle officine del network CRG
Le officine del network CRG curano e garantiscono la preparazione tecnica e documentale della gru prima dell’indagine, favorendo le analisi obbligatorie e di esclusiva attuazione da parte di un ingegnere esperto e soggetto abilitato che firma la relazione.
- Interventi propedeutici di manutenzione straordinaria e smontaggio parziale dei componenti, per rendere ispezionabili saldature e punti critici
- Controlli non distruttivi sul campo, eseguiti da operatori certificati
- Allestimento delle prove di carico, con zavorre calibrate e personale qualificato per la movimentazione
- Raccolta e riordino della documentazione storica: registro dei controlli, dichiarazioni di conformità, verbali delle verifiche e dei collaudi precedenti
La macchina arriva così all’appuntamento con l’ingegnere esperto, o con l’ente verificatore, già nelle condizioni tecniche e documentali per superare l’indagine senza sospensioni evitabili.
Vuoi organizzare l’indagine supplementare senza imprevisti?
Domande frequenti
L’obbligo riguarda solo le gru mobili o anche i carroponti?
L’obbligo esplicito di esibire l’indagine supplementare in sede di verifica periodica riguarda gru mobili, gru trasferibili e PLE oltre i vent’anni di servizio. Per i carroponti e le altre gru fisse il D.M. 11 aprile 2011 non lo richiede espressamente, ma il datore di lavoro resta comunque tenuto, ai sensi dell’art. 71 comma 4, a garantire nel tempo i requisiti di sicurezza della struttura.
Chi può firmare la relazione di calcolo della vita residua?
La relazione tecnica finale, con la stima della vita residua e le eventuali prescrizioni, è redatta e firmata dall’ingegnere esperto, la figura professionale prevista dalla UNI ISO 9927-1, distinta dal tecnico esperto e dalle officine di manutenzione.
La gru può continuare a lavorare in attesa dell’esito dell’indagine?
Fino alla relazione dell’ingegnere esperto la gru va gestita secondo le indicazioni della verifica periodica in corso. Se l’indagine supplementare rileva un esito negativo, l’uso deve essere sospeso fino al completamento degli interventi correttivi indicati nella relazione.
Pianificare l’indagine supplementare senza sorprese
Il momento migliore per organizzare l’indagine supplementare non è quando la verifica ventennale è già alle porte, ma con qualche mese di anticipo: serve tempo per raccogliere la documentazione storica della macchina e per programmare i controlli non distruttivi senza fermi macchina imprevisti. Le officine del network CRG propongono e garantiscono al datore di lavoro proprio questa fase di preparazione, in coordinamento con l’ingegnere esperto incaricato.
